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L'Affaire Sisto - Chicago - Illinois - U.S.A. PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni L'Abbate   

L’affaire Sisto…

 

No, non si tratta del titolo di un film giallo o di un intrigo spionistico o poliziesco... Si tratta di uno dei rari casi in cui un cospicuo patrimonio culturale trafugato dall’Italia, esportato illecitamente negli Stati Uniti, dopo decenni, per una fortuita combinazione della sorte e per l’impegno profuso congiuntamente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Comando Carabinieri addetti alla Tutela del Patrimonio Culturale italiano, è rientrato in Patria.

L’affaire Sisto ebbe inizio nei primi mesi del 2007, quando la Polizia di Berwyn, cittadina della cinta metropolitana di Chicago, nello stato dell’Illinois, Stati Uniti, fu costretta ad intervenire per sedare una lite sorta tra due fratelli che si contendevano l’eredità lasciata dal padre e rinvenuta in una villetta chiusa da alcuni anni. Quando i poliziotti si resero conto del materiale oggetto della contesa - pergamene, altmanoscritti, volumi antichi, oggetti numismatici e filatelici, frammenti archeologici, sculture, ecc. - dichiararono immediatamente la loro incompetenza a procedere e passarono il testimone al F. B. I. (Federal Bureau of Investigation) di Chicago. I federali, a loro volta, accertata la dubbia provenienza del materiale in questione, comunicarono ai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale italiano l’avvenuto ritrovamento, chiedendo la collaborazione per il prosieguo delle indagini.

Dopo circa un anno, a gennaio del 2008 e, successivamente, alla fine di aprile dello stesso anno, ci si recò a Chicago, per visionare l’eredità del defunto John Sisto, l’antiquario italo-americano importatore di un “gran bendidio”, come lo avevano definito gli americani.

Oltre ad inventariare sommariamente ciò che i federali avevano già sequestrato a Berwyn e depositato presso alcuni locali di Chicago, furono

 

 

 effettuati controlli nell’abitazione dello scomparso, in cui regnava un enorme disordine, costituito da una notevole quantità di libri di pregio, suppellettili varie, manoscritti, reperti archeologici, pergamene, statuette votive, stampe xilografate, monete di pregio, francobolli, fregi, supporti scultorei, già oggetto dell’attività commerciale del Sisto. Nonostante l’estrema angustia dei locali, l’occupazione quasi totale degli spazi calpestabili e le informi cataste di articoli vari, posti dappertutto alla rinfusa, la ricognizione consentì di reperire altro materiale documentario, bibliografico, artistico ed archeologico, inizialmente non valutato con particolare interesse da parte degli agenti del F. B. I. In totale, al termine delle visite, fu accertata l’esistenza di quasi 350 pergamene, provenienti prevalentemente dalle antiche Diocesi di Conversano e Barletta, circa 800 libri antichi riportanti, ciascuno, timbri, segnature evidenti, ex libris o altri riferimenti utili per la riconduzione degli stessi a proprietà pugliesi o provenienti da biblioteche ecclesiastiche o da librerie private di singoli esponenti del clero regionale, centinaia di reperti archeologici non immediatamente identificabili, relativamente alla loro inequivocabile area di provenienza ma, considerata la manifattura, lo stato di conservazione e le accennate zone di scavi, facilmente attribuibili alle molteplici località archeologiche della Puglia.

Insomma, per dirla in breve, ci si trovò in presenza di un autentico “tesoro”, trafugato dal patrimonio culturale regionale e messo in vendita sul mercato antiquario americano, tanto avido di testimonianze del passato quanto bramoso di entrare in possesso di reperti dell’antica civiltà italiana.alt

Dell’illecita attività di esportazione si ebbe conferma e testimonianza nelle oltre 400 lettere raccolte in un ricco epistolario conservato nella stessa abitazione di John Sisto. Si evinse, tra l’altro, che il traffico verso gli Stati Uniti aveva avuto inizio dopo il 1955, anno in cui Giovanni Sisto, poi John, all’età di 28 anni, aveva ottenuto il visto di ingresso negli U.S.A., con la qualifica di operaio. Non è dato conoscere in quale modo ed in quale periodo John Sisto sia passato, da semplice operaio, a commerciante di beni artistici ed antiquariali. Il carteggio aveva inizio nel 1964, circa 10 anni dopo l’ingresso di John negli U.S.A., e si esauriva nel giugno del 1979.

Risultavano interessantissimi, leggendo le lettere, i sistemi di approvvigionamento della “merce” in Italia e gli individui con cui furono stretti rapporti ed alleanze per ottenere, a prezzi convenienti e concorrenziali, quanto serviva per condurre l’attività commerciale, a Chicago. Furono indicati, con precisione ed assoluta imperturbabilità, i sistemi utilizzati per eludere la sorveglianza doganale, ponendo in risalto, con sottile autocompiacimento, sia l’acume nell’escogitare stratagemmi sia la povertà di spirito degli addetti alle ispezioni. Non si mancò di porre in evidenza anche i metodi per raggirare le autorizzazioni necessarie ad esportare all’estero oggetti d’antichità, previste per legge e da richiedere obbligatoriamente agli Enti preposti.

E furono citati anche molti soggetti, spesso ignari ed inconsapevoli dei pacchi loro affidati, che contribuirono a portare negli Stati Uniti diversi “pezzi”. Al termine della lettura del carteggio e dall’insieme degli indizi emersi nel corso delle due missioni ispettive effettuate a Chicago, è parso evidente che la maggior parte degli oggetti posti in vendita nel negozio d’antiquariato di John, a Chicago, provenisse dall’Italia, in generale, e dalla Puglia, in particolare, e che fosse stata introdotta negli Stati Uniti, in prevalenza, senza alcuna preventiva autorizzazione all’esportazione. E’ risultato indubbio, altresì, che l’intero patrimonio documentario era stato sottratto, con modalità diverse e per mezzo di personaggi con ruoli ambigui, nel corso degli anni, in preminenza, da archivi ecclesiastici pugliesi. Anche per i beni artistici, archeologici e librari si è pervenuti alla stessa conclusione: quasi tutto era stato trafugato da istituti culturali pugliesi o acquistato sui banchi del mercato clandestino o procurato da soggetti di dubbia moralità, anno dopo anno, ed esportato negli U.S.A., per essere riciclato e venduto.

Oggi non è dato conoscere quanto di quel patrimonio sia andato definitivamente perduto perché ceduto, nel negozio d’antiquariato di John Sisto, ai ricchi collezionisti d’oltreoceano, né è possibile fare una stima, pur approssimativa, del materiale sottratto, complessivamente, alla sfera culturale pugliese che, forse, non tornerà mai più nella nostra Terra. Tutto ciò, ovviamente, rattrista e induce a riflettere.

Comunque, aver contribuito a riportare a casa un importante pezzo della Memoria storica regionale, è motivo di grande orgoglio e, nel contempo, di monito e di speranza: mai più nessuno violi o sfregi il nostro patrimonio culturale!

Oggi, domani, sempre.

 

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