Funzioni ed attività istituzionali

Il settore degli archivi musicali è stato istituzionalmente avviato nel 2011, in concomitanza con la realizzazione, da parte della Direzione generale per gli Archivi, della Guida on line degli Archivi musicali del Novecento e, successivamente, del Portale Archivi della Musica, disponibile sul sito www.san.musica.beniculturali.it. In tale ambito, la Soprintendenza archivistica per la Puglia, nel biennio 2011-2012, ha promosso le seguenti iniziative, finalizzate alla tutela, al censimento e alla valorizzazione della documentazione musicale conservata negli archivi pubblici e privati della nostra regione:
- organizzazione della manifestazione “Pietro Argento tra Archivi e Musica”, dedicata al celebre Maestro di Gioia del Colle (BA) che diresse le più importanti orchestre liriche e sinfoniche sia in Italia che all’estero;
- rilevamento dati del patrimonio documentario di alcune bande musicali (Conversano, Montemesola, Gioia del Colle, ecc), con la collaborazione della Federazione delle Bande musicali pugliesi, e della documentazione prodotta da Enzo Del Re, uno degli ultimi cantastorie pugliesi scomparso nella natia Mola di Bari nel 2011;
- emissione, ai sensi del D. lgs. 42/2004 recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, delle dichiarazioni di interesse culturale nei riguardi degli Archivi del M° Giuseppe Mascolo, della Banda musicale di Conversano e del Centro di documentazione “Michele Ciracì” di Ceglie Messapica (BR);
- partecipazione, con il suo funzionario Giuseppe Gentile, alla giornata di studi “L’interesse culturale del fenomeno delle bande da giro in Puglia”, organizzata dall’Associazione culturale musicale – Centro Studi “Giuseppe Piantoni” di Conversano (BA);
- realizzazione, con la collaborazione dell’ANAI - Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Sezione Puglia, e col finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, del progetto “Archivi musicali in Puglia”, le cui schede di censimento sono state pubblicate nel volume di Mariapina Mascolo, Archivi musicali in Puglia. Tutela e valorizzazione, Bari 2012 (Quaderni della Soprintendenza Archivistica per la Puglia, 13).

Il settore degli archivi teatrali è stato avviato nell'anno 2006. L'attività di tutela si è sostanziata, tra l'altro, nell'emissione delle dichiarazioni di interesse culturale per i seguenti Archivi della città di Bari: Piccolo Teatro "Eugenio D'Attoma", Puglia Teatro, Centro polivalente di cultura "Gruppo Abeliano", La DifferAnce (gestione Elvira Maizzani), Collezione Montrone, Archivio Saluzzi, Archivio EidoLab, Collezione Mincuzzi-Nicoletti. Sono stati inoltre dichiarati di interesse culturale l'Archivio del Teatro Koreja di Lecce, l'Archivio De Bellis di Acquaviva delle Fonti (BA), L'Archivio di Ugo Rubini di Gravina in Puglia (BA). E' stato poi avviato il procedimento di Dichiarazione nei confronti dell'Archivio Marrone di Bari e, allo stesso scopo, è in corso di rilevamento datil'Archivio della Cooperativa "Progetto città" di Bari. Una importante occasione di intervento sugli archivi teatrali è stata fornita dal finanziamento, nell'anno 2009, da parte della Direzione Generale per gli Archivi, di un progetto presentato dalla Soprintendenza archivistica per la Puglia. Nell'ambito del progetto, negli anni dal 2009 al 2011, questi i lavori avviati: digitalizzazione di circa duecento audiovisivi già su supporto analogico e contestuale schedatura analitica degli stessi; censimento delle fonti documentarie relative ad alcuni teatri storici della provincia di Bari (Acquaviva, Bitonto, Mola di Bari) e della città di Foggia; creazione di una banca dati della rassegna stampa barese e foggiana sull'attività teatrale dei teatri storici di Bari e di Foggia; digitalizzazione delle locandine teatrali (1924 - 1934) della Collezione Montrone di Bari. A giugno 2011, per dar conto di quanto realizzato in attuazione del progetto finanziato dalla DGA, la Soprintendenza archivistica ha organizzato a Bari un Convegno di Studi in occasione del quale è stata inaugurata la mostra  documentaria dal titolo "Anteprima". La mostra (ospitata poi presso La Banca del Tempo a Bari, presso il Teatro Traetta a Bitonto, presso il teatro Rossini a Gioia del Colle e destinata ad essere portata ad Acquaviva delle Fonti) comprende alcuni pannelli dedicati al Teatro comunale di Acquaviva e ad altre fonti  documentarie teatrali della stessa città; comprende, altresì, un pannello sul Piccolo Teatro "Eugenio D'Attoma" di Bari (doveroso omaggio allo storico gruppo teatrale della postavanguardia del secondo Novecento a Bari) e numerosi pannelli sulle locandine teatrali e gli annunci di film della Collezione Montrone. Locandine e annunci sono stati schedati e nello stesso tempo studiati dal punto di vista della loro architettura tipografica e dal punto di vista artistico: il pannello introduttivo della mostra (curata da Maria Pia Pontrelli, Giovanni Fraccascia e Giuseppe Spadavecchia) riporta, in particolare, le osservazioni di Giovanni Fraccascia sulla impostazione grafica di locandine e annunci. Un ulteriore contributo relativo ad una breve storia di questo mezzo pubblicitario e all'analisi dell'annuncio del film "Il clown" correda, a firma di Liliana Tangorra, la descrizione di questa tipologia di documentazione teatrale.

 

Tratto da: Soprintendenza Archivistica per la Puglia, BetaGamma editrice, Viterbo, 2002

La tutela degli archivi degli enti di cultura, istruzione e ricerca ha come obiettivo la conoscenza e la salvaguardia di complessi documentari di particolare interesse storico, prodotti e acquisiti dalle Università degli Studi, da Fondazioni, Associazioni, Istituti musicali ecc., nello svolgimento delle loro specifiche funzioni. Non di rado presso questi Enti sono confluiti, in seguito a complesse vicende istituzionali, documenti cartacei e pergamenacei di istituzioni, famiglie o singole persone che hanno avuto un importante ruolo nel contesto sociale, economico e politico locale. Presso l’Ente pugliese per la cultura popolare e l’educazione professionale, sorto nel 1923 con l’intento di contribuire alla lotta all’analfabetismo, ad esempio, i verbali, gli statuti, i regolamenti e le relazioni dei presidenti attestano le attività realizzate per ottemperare alle finalità statutarie. Ma in quello stesso archivio si conservano fotografie, programmi, corrispondenza e scritture contabili che ci parlano di corsi serali per lavoratori, di laboratori di taglio e cucito, della lavorazione del legno e del ferro battuto ecc., organizzati dall’Ente insieme alle scuole rurali e serali, agli asili d’infanzia, alle biblioteche popolari ai centri di cultura e alle colonie marine e montane: uno spaccato di vita particolarmente significativo della popolazione pugliese negli anni 1920-1960.  Anche gli archivi delle Università degli Studi – sui quali si sta lavorando attivamente grazie ai progetti finanziati dalla Direzione generale per gli archivi, rappresentano patrimoni documentari di grande pregio, ancora poco esplorati, che attestano non solo l’attività didattico-scientifica, ma anche le politiche e le scelte culturali, adottate nell’ambito del contesto sociale ed economico nel quale le istituzioni universitarie pugliesi hanno operato. I recenti interventi sulle carte conservate dall’Ateneo barese hanno consentito di recuperare quanto resta degli archivi delle Scuole e degli Istituti a livello universitario già operanti nel XIX secolo. È interessante ricordare a tale proposito, che Federico II, disponendo che in Napoli sorgesse uno Studio generale in cui si insegnassero le arti e si coltivassero gli studi di ogni professione, vietò che studenti e docenti uscissero dal Regno per motivi di studio e che in altre parti del Regno sorgessero altre Scuole di scienze. Il divieto, confermato dai sovrani che si sono avvicendati sul trono di Napoli, spiega le ragioni dell’istituzione abbastanza recente delle Università pugliesi. Nonostante tale divieto diverse istituzioni formative, pubbliche e private, laiche ed ecclesiastiche (Collegi, Licei, Scuole, Istituti) istituite in Puglia in età moderna riuscirono ad assicurare un’istruzione superiore a livello universitario ai giovani che per motivi economici e familiari non potevano proseguire gli studi presso l’Università degli Studi di Napoli.

Nell’ambito del nuovo decentramento di funzioni in attuazione della legge n.59/1997, sono stati adottati diversi decreti legislativi fra i quali ha assunto una posizione centrale il D.lgs. n. 300 del 1999[1] recante la riforma dell’organizzazione del Governo.Tale decreto, ha riorganizzato le strutture interne dei Ministeri, ha separato le funzioni di indirizzo politico da quelle di gestione amministrativa, ha introdotto un nuovo modello di soggetto pubblico, l’Agenzia, alla quale sono state affidate funzioni di carattere tecnico–operativo, per conto di diversi dicasteri o anche di enti nazionali e locali, richiedenti professionalità e competenze specialistiche, nonché particolari modalità di organizzazione del lavoro. Le Agenzie sono vigilate e controllate dai Ministeri competenti e dalla Corte dei Conti per il controllo della spesa, ma godono di piena autonomia operativa e di bilancio nell’ambito degli indirizzi politici generali e degli obiettivi assegnati loro dai Ministeri e formalizzati in apposite convenzioni stipulate con i rispettivi direttori generali. Alcune Agenzie hanno personalità giuridica e agiscono come enti pubblici, altre agiscono come organi delle amministrazioni di riferimento. Tutte svolgono funzioni operative di tipo strumentale all’amministrazione statale. La natura di organismi tecnici e separati dalla struttura ministeriale va posta in relazione con la possibilità di fornire servizi anche ai privati, agli enti locali ed alle regioni. Ciascuna Agenzia è retta da uno statuto, emanato con regolamento su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri competenti, i cui principi direttivi riguardano l’autonomia di bilancio, l’attribuzione di poteri autonomi per la determinazione delle norme riguardanti l’organizzazione ed il funzionamento. Delle Agenzie, istituite dal D.lgs. n.300/1999, dotate di personalità giuridica di diritto pubblico, le Agenzie fiscali (artt. 57, 59-74), attivate con D.M. delle Finanze del 28 dicembre 2000, godono di forme di autonomia più accentuate di quelle ordinariamente riconosciute alle altre agenzie ed organizzano autonomamente i propri organi decentrati sul territorio nazionale. In particolare l’Agenzia delle entrate, gestisce la riscossione delle entrate fiscali dello Stato; l’Agenzia delle dogane, l’amministrazione doganale; l’Agenzia del territorio, il catasto e l’anagrafe immobiliare in collaborazione con gli enti locali; l’Agenzia del demanio, il patrimonio immobiliare dello Stato. Le Agenzie delle entrate, hanno ereditato le competenze e le funzioni già svolte dagli Uffici statali delle Intendenze di finanza, degli Uffici del Registro, degli Uffici distrettuali delle imposte dirette, degli Uffici I.V.A. Pertanto, gli archivi detenuti dalle stesse, sono stati prodotti dagli Uffici dello Stato fino al 2000 e, successivamente alla loro istituzione, dalle Agenzie stesse. Le Soprintendenze archivistiche, a seguito della trasformazione degli uffici statali in enti pubblici, si sono attivate per svolgere sia l’attività di vigilanza sugli archivi in formazione dei nuovi enti, sia l’attività di tutela sugli archivi degli Uffici dello Stato soppressi. Le disposizioni relative al trasferimento di tali archivi, nonché alle modalità di tenuta, di versamento e di procedura di scarto, sono state inviate sia dall’Ufficio Centrale per i beni archivistici[2] e dalla Direzione generale per gli archivi[3] poi, sia dalle strutture centrali e periferiche delle Agenzie stesse. In relazione a quanto disposto dagli Uffici centrali, un rappresentante della Soprintendenza ha partecipato, in una prima fase, ai lavori delle commissioni di sorveglianza, ancora funzionanti, al fine di gestire in modo continuativo il passaggio da uno status all’altro e consentire agli uffici interessati di prendere contatti con l’organo di vigilanza sugli archivi da essi prodotti. La presenza di un funzionario della Soprintendenza si è resa necessaria soprattutto laddove le commissioni di sorveglianza non erano più operative e le Agenzie erano state incaricate di costituire dei gruppi di lavoro interni, con lo scopo di provvedere agli adempimenti connessi alle procedure di scarto e di predisposizione degli atti per il versamento agli Archivi di Stato competenti per territorio. In occasione delle visite disposte agli archivi delle suddette Agenzie per partecipare ai lavori delle commissioni di sorveglianza o dei gruppi di lavoro, si è effettuato, con i funzionari degli Archivi di Stato, il controllo sullo stato di conservazione e di ordinamento degli atti, disponendo i relativi adempimenti, e si è offerta la consulenza tecnica necessaria per attivare le procedure di scarto e di versamento agli Archivi di Stato. Riguardo alla procedura da osservare per il rilascio dell’autorizzazione allo scarto degli atti inutili, con le istruzioni, impartite nel maggio 2003, la Direzione generale per gli archivi, alla luce del parere emesso dal Consiglio di Stato l’8 ottobre 1997, n. 2653/94, in cui si riconosceva che la trasformazione istituzionale del soggetto produttore dell’archivio non influiva sulla natura giuridica e quindi sulla demanialità dell’archivio prodotto fino a tale trasformazione, ha disposto che le autorizzazioni fossero rilasciate, dal Servizio II della stessa Direzione generale, per gli atti prodotti dagli ex Uffici dello Stato, dalla Soprintendenza  archivistica per gli atti prodotti dalle Agenzie successivamente al 1 gennaio 2001. Nella stessa nota  venivano sollecitati gli Archivi di Stato a ricevere in versamento la documentazione demaniale non più occorrente agli uffici subentranti, al fine di evitare il pericolo di dispersione del patrimonio documentario, a seguito del trasferimento delle sedi di ufficio e della dismissione dei locali di deposito.  


[1] D.lgs. 30 luglio 1999, n. 300, “Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59”.

[2] Nota n. 2.5656 del 12 febbraio 2001 sugli “Uffici statali soppressi”, inviata agli Archivi di Stato, e nota n. 3.10729 del 22 marzo 2001 sugli “Archivi degli Uffici statali soppressi o trasformati in enti pubblici”

[3] Lettera circolare n. 3.13606 del 2 maggio 2003 sugli “Archivi delle Agenzie fiscali” e nota del 10 luglio 2002 inviata alla Direzione centrale amministrativa dell’Agenzia delle entrate sulle “Autorizzazioni allo scarto delle Agenzie delle entrate”.

Tratto da: Soprintendenza Archivistica per la Puglia, BetaGamma editrice, Viterbo, 2002

Gli archivi delle banche - sottoposti ad un regime giuridico diverso a secondo della natura pubblica o privata delle stesse - conservano documentazione rilevante per conoscere le funzioni esercitate dagli istituti nel settore del credito e nell’erogazione di servizi e per ricostruire il contesto economico in cui hanno operato in riferimento alle scelte politiche adottate dai governi e dalle autorità finanziarie nel campo dell’economia. Gli archivi delle filiali della Banca d’Italia, operanti nelle città capoluoghi delle cinque province pugliesi, costituiscono, infatti, un’importante fonte di studio per la storia economica e sociale della Puglia in età contemporanea. Delle numerose banche “locali” si segnala l’archivio della ex Cassa di Risparmio di Puglia - fondata nel 1949 con il fine di « promuovere e diffondere lo spirito di previdenza raccogliendo i risparmi e dando ad essi conveniente collocamento, con criteri suscettibili di assicurare il massimo sviluppo economico e sociale della propria zona» - che conserva un fondo documentario, oggi di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, particolarmente significativo per la ricostruzione della storia economica della regione anche per gli stretti rapporti che la Cassa aveva con altre banche presenti sul territorio. Al fine di non disperdere la memoria di questo prezioso patrimonio documentario, la Soprintendenza è più che mai impegnata a seguire i processi di privatizzazione e fusione in atto che da alcuni anni stanno creando situazioni archivistiche particolarmente complesse: si consideri ad esempio che nuclei di documentazione di banche pugliesi di antica fondazione stanno confluendo negli archivi delle sedi centrali delle istituzioni creditizie che le hanno incorporate, spesso fuori regione. È il caso della Banca Vincenzo Tamborino di Maglie confluita nella Rolo Banca di Bologna o della Banca Popolare Cooperativa di Apricena confluita nella Banca Popolare di Milano.

L’attività della Soprintendenza archivistica sugli archivi confraternali è stata avviata, in maniera più sistematica, a partire dall’anno 1989 con un progetto di censimento della documentazione conservata dalle confraternite pugliesi, sulla spinta di un lavoro di ricerca storica condotto su questi stessi enti dall’Università degli Studi di Bari e dal Centro ricerche di storia religiosa in Puglia. Il censimento, che ha interessato prioritariamente le confraternite della città di Bari e che si è esteso via via agli archivi di altre confraternite della regione, ha contribuito alla ricostruzione del quadro normativo e istituzionale del fenomeno confraternale in Puglia nell’età moderna e contemporanea.Un’importante occasione di approfondimento conoscitivo di questa tipologia di archivi ha coinciso con la realizzazione della mostra su «Confraternite: arte e devozione in Puglia dal Quattrocento al Settecento» promossa dal citato Centro Ricerche e dalla Provincia di Bari e realizzata in collaborazione con la Pinacoteca provinciale, la Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici e l’Archivio di Stato di Lecce. In occasione della mostra sono state schedate alcune tra le più belle pergamene miniate cinquecentesche,che riportano gli atti istitutivi delle confraternite pugliesi più antiche, ed è stata selezionata e presentata la documentazione esemplificativa dell’attività di due confraternite della provincia di Bari, documentazione tra cui si segnala lo “statuto-matricola” dell’anno 1512, l’unico finora conosciuto in Puglia, una tavola delle indulgenze dei primi anni del XVII secolo, oltre al più noto manoscritto con la miniatura di fra’ Reginaldo da Pirano, appartenenti alla confraternita del Ss. Sacramento di Monopoli, nonché, il settecentesco inventario, corredato di disegni e piante, delle masserie direttamente amministrate dalla confraternita della Ss. Annunziata dei pastori di Altamura.L’ attività di valorizzazione, poi, degli archivi confraternali, espletata attraverso conferenze e incontri di studio, ha funzionato da stimolo per altre confraternite della regione nella direzione di una maggiore fruizione dei loro archivi. Sono stati finora riordinati o censiti gli archivi di settantacinque confraternite di circa quaranta centri cittadini pugliesi. Grazie agli interventi finora realizzati su tali archivi, eseguiti direttamente dal personale della Soprintendenza, da studenti universitari o da operatori tecnici, incaricati e coordinati dalla Soprintendenza stessa per l’esecuzione di progetti finanziati dalla Direzione generale per gli archivi, si dispone di una trentina di inventari di questo importante patrimonio archivistico.

Gli archivi degli istituti scolastici, di ogni ordine e grado, sottoposti alla vigilanza della Soprintendenza, contribuiscono ad approfondire la storia dell’istruzione e della cultura attraverso lo studio dei verbali degli organi collegiali, dei registri di classe, dei fascicoli dei docenti e degli studenti e degli elaborati che, conservati a campionatura, consentono di ricostruire, indirizzi culturali, mentalità e valori di intere generazioni. “Nel corso dell’ultimo decennio, almeno a partire dalla direttiva con la quale il ministro Berlinguer conferì speciale importanza allo studio della storia del XX secolo e dall’istituzione del “Giorno della Memoria”, le iniziative delle scuole per la diffusione e la conservazione della memoria storica sono andate intensificandosi. Non sempre a queste iniziative è corrisposta una altrettanto significativa attenzione per la memoria propria di tali istituzioni, conservata nei loro archivi. Questi, in molte situazioni, restano in stato di disordine, quando non di abbandono e –nel caso, ad esempio, di accorpamenti di istituti, rischiano anche la vera e propria perdita della documentazione.” 1) Con queste considerazioni sulla situazione dello stato degli archivi scolastici in Italia iniziava recentemente in un convegno l’ intervento di Micaela Procaccia, ora soprintendente archivistico del Piemonte e della Valle d’Aosta, ma precedentemente e per un lungo periodo responsabile del Servizio tutela archivi vigilati presso la Direzione Generale per gli Archivi  e per questo fine conoscitrice a livello nazionale delle problematiche del patrimonio documentario delle scuole. La realtà pugliese non si differenzia eccessivamente da quella nazionale: accanto a situazioni rare e isolate di eccellenza nella conservazione e valorizzazione degli archivi scolastici, vi è una diffusa sciatteria soprattutto nei confronti della documentazione storica misconosciuta o peggio ignorata dagli stessi produttori, e per questo spesso a rischio di dispersione o di distruzione. Queste scarne note statistiche  sono frutto di un’intensa attività di vigilanza messa in campo a seguito delle disposizioni in materia di autonomia scolastica (D.P.R.275/1999), che conferendo personalità giuridica alle scuole già a gestione erariale, hanno esteso a tutte la natura di ente pubblico. Dopo un’azione di informazione, alla luce anche dell’entrata un vigore del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, circa gli obblighi nei confronti degli archivi scolastici, mediante una circolare  inviata a questi nuovi enti pubblici vigilati e anche a quelli che lo erano già da prima ( istituti tecnici e professionali ), si è avviato un processo di sensibilizzazione attraverso corsi di formazione destinati al personale amministrativo della scuola sulla gestione degli archivi cartacei e in via di informatizzazione. Successivamente si è  passati alla progettazione di indagini conoscitive del patrimonio documentario delle scuole di più antica fondazione, sollecitati soprattutto  dall’avvio dei piani di razionalizzazione della rete scolastica che prevedevano  soppressioni, fusioni e aggregazioni di istituti, con prevedibili ricadute negative sulla conservazione della documentazione. Il progetto di censimento degli archivi scolastici mirava principalmente al raggiungimento di due obiettivi: una conoscenza dettagliata della documentazione esistente presso gli istituti ( tipologie, estremi cronologici, quantità), dello stato di conservazione e di ordinamento per poter programmare interventi adeguati; in secondo luogo un coinvolgimento consapevole dei  protagonisti  operanti a vario titolo nelle scuole ( personale ATA e docenti), riguardo la tenuta e  la salvaguardia delle carte per promuoverne la fruibilità e la valorizzazione, finalizzata in primis  al recupero della propria identità culturale. La rilevazione, affidata dal 2005  ad archivisti liberi professionisti con fondi ministeriali  e non ancora conclusa per l’esiguità delle risorse finanziarie messe a disposizione negli anni successivi,  riguarda gli archivi delle scuole elementari di Bari e della sua provincia. Dal censimento degli archivi scolastici dei  comuni fin qui visitati, si è registrata una estrema varietà di situazioni,  ma anche una serie di problemi comuni. In primo luogo riguardo alla conservazione degli archivi storici si è evidenziata la difficoltà di tener separata la documentazione ultraquarantennale dalla restante: gli atti vengono generalmente conservati nello stesso ambiente, molto spesso mescolati e collocati disordinatamente su scaffalature e in armadi  inidonei  e obsoleti. Spesso si è constatata una molteplicità di criteri di archiviazione e un’approssimazione nella fascicolazione dovuta quasi certamente all’avvicendamento del personale di segreteria. Molto più grave è l’andazzo riscontrato dell’effettuare scarti non autorizzati dalla Soprintendenza Archivistica che si rammenta sono sanzionati secondo quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali (art.170) .L’attività di sensibilizzazione nei confronti dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi circa  la corretta tenuta e gestione degli archivi, ha prodotto i primi risultati: sono stati  già avviati  progetti pluriennali e autofinanziati  di formazione . Si tratta di corsi  tecnico-pratici di riordinamento tenuti da esperti,  propedeutici a futuri interventi di inventariazione da affidare ad  archivisti.   Per questa ragione dal 2009 per la prima volta si sono  accolte e trasmesse alla Direzione Generale degli Archivi per la concessione di contributi, le istanze di queste virtuose istituzioni scolastiche che , qualora ottenessero i fondi per l’inventariazione,  si sono impegnate  a cercare sponsor per la pubblicazione dell’inventario o a renderlo fruibile nel sito istituzionale.. Inutile dire infatti che  per nessun archivio  storico censito si è rinvenuto un elenco di consistenza e tanto meno un inventario, seppure previsto come obbligo di legge dal Codice succitato. Ma il vuoto forse più grave e di cui non si ha consapevolezza è quello della documentazione didattica, spesso sacrificata all’insufficienza di spazi,  prevalentemente occupati da documenti carichi di valenza giuridico-amministrativa  e contabile.Accanto ai compiti in classe delle scuole superiori di I e II grado, conservati a campione e alle  prove degli esami di stato si rinvengono, soprattutto nelle scuole primarie, sempre più sporadicamente e conservati fra pagine ingiallite di registri del primo Novecento elaborati d’esame di licenza.Talora affiorano da faldoni recanti la scarna dicitura di”accertamento della cultura”,  temi di una disarmante ingenuità e semplicità , scritti da giovani adulti che non avevano assolto l’obbligo scolastico entro il dodicesimo anno di età. Troppo poco per comprendere fino in fondo le prassi scolastiche in materia di prove scritte o come apprendevano gli alunni di una scuola che non c’è più.  Per l’ultimo ventennio è possibile rinvenire più spesso elaborati di esami di licenza, seppure anche questi conservati a campione. Mentre oggi sempre di più si conservano con orgoglio, in biblioteca e non in archivio, i  nuovi  quaderni della più evoluta didattica ( gli ipertesti) ,CD e DVD, che forse a causa della loro rapida obsolescenza , avranno, nella trasmissione ai posteri,  meno fortuna dei superstiti supporti cartacei. Comunque ad oggi ciò che appare più urgente come compito istituzionale è diffondere tra il personale tutto delle scuole  il convincimento che l’archivio non è un peso inutile e polveroso, ma un bene culturale e soprattutto una preziosa risorsa didattica da conservare, conoscere e far conoscere e tramandare. Va letta in questo senso la lettera- circolare a firma congiunta del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico regionale e del Soprintendente Archivistico per la Puglia inviata nel 2009 a tutte le scuole della regione.2).

Tratto da: Soprintendenza Archivistica per la Puglia, BetaGamma editrice, Viterbo, 2002

Gli archivi degli Ordini e dei Collegi professionali - che disciplinano l’organizzazione e l’esercizio di alcune professioni individuate dalla normativa vigente per il carattere sociale ed intellettuale delle prestazioni - conservano documentazione riguardante la tenuta dell’albo professionale nella rispettiva circoscrizione, la disciplina degli iscritti (con particolare riguardo alle norme di deontologia professionale), le questioni relative agli onorari, i corsi di istruzione professionale ecc. Nell’ambito dell’ordinaria attività di vigilanza, svolta dalla Soprintendenza su questa tipologia di archivi a partire dagli anni Novanta, è stato possibile censire gli archivi di alcuni Ordini aventi sede nei cinque capoluoghi pugliesi. Un’ulteriore occasione di intervento nello stesso settore è stata offerta nel 1997 dal Progetto Anagrafe informatizzata degli archivi italiani finalizzato alla « connotazione» di tutti gli archivi (di Stato, dello Stato e non statali) per consentire all’Amministrazione archivistica di esercitare con efficacia i compiti di tutela del patrimonio archivistico nazionale.  La realizzazione del Progetto Anagrafe ha consentito di censire, con schedatura informatizzata, gli archivi di diciotto Ordini e Collegi professionali della provincia di Bari: Ordini degli architetti, degli avvocati e procuratori, dei chimici, dei dottori commercialisti, dei dottori agronomi e dei dottori forestali, dei farmacisti, dei geologi, dei geometri, dei giornalisti, degli ingegneri, dei medici chirurgici e degli odontoiatri, degli psicologi e dei veterinari; collegi degli infermieri professionali, degli assistenti sanitari, delle vigilatrici d’infanzia, dei periti agrari, dei periti industriali, delle ostetriche; dei ragionieri e periti commerciali.

Tratto da: Soprintendenza Archivistica per la Puglia, BetaGamma editrice, Viterbo, 2002

Con il decreto legislativo del 20 ottobre 1998 n.368 e, soprattutto, con il successivo decreto. del 3 luglio 1999 n.242, riguardante il riordino del Comitato olimpico nazionale italiano, è stata attribuita al Ministero per i beni e le attività culturali la vigilanza su tale ente. Queste importanti tappe legislative hanno fatto da stimolo all’incremento dell’attività della Soprintendenza di tutela e di valorizzazione degli archivi sportivi, caratterizzati non solo da un ricco patrimonio cartaceo, ma anche da un considerevole materiale iconografico ed oggettistico.  In tale contesto è stato intrapreso un progetto di censimento degli archivi dei più importanti enti sportivi pugliesi tra i quali si ricordano quello del Comitato regionale, dei cinque Comitati provinciali del CONI e delle Federazioni sportive. Con il completamento di questo progetto, si disporrà di una banca-dati utile per l’istituzione di un Centro di documentazione sulla storia dello sport e per la fruizione su internet delle informazioni così acquisite.  Fin dai primi anni ‘90 la Soprintendenza ha prestato la sua collaborazione per una serie di iniziative culturali dirette a valorizzare, attraverso le fonti archivistiche, l’attività delle società sportive di più antica fondazione, quali ad esempio, del Circolo Canottieri Barion Sporting Club Bari,uno tra i più antichi circoli polisportivi d’Italia [foto nn. 67-68-69] e della Società di Ginnastica barese Angiulli, nata nel 1906 come»ricreatorio festivo»per i ragazzi [foto nn. 70-71-72]. Su invito del Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo, svoltisi a Bari nel 1997, è stata realizzata una mostra documentaria-iconografica dedicata alla funzione sociale e culturale dello sport dal titolo «Società Cultura e Sport. Immagini e modelli in Puglia dall’ antichità al XX secolo» in collaborazione con il Comitato regionale pugliese del CONI, con l’ Archivio di Stato e con la Biblioteca nazionale «Sagarriga Visconti Volpi» di Bari, con la Soprintendenza archeologica e la Soprintendenza per i beni ambientali architettonici artistici e storici della Puglia e con la Pinacoteca provinciale di Bari. La mostra, di cui è stato pubblicato anche il catalogo, ha consentito di ricostruire, in un unico mosaico, i diversi aspetti della storia dello sport nella regione[foto nn.73-74]. Infine, per la valorizzazione di alcuni importanti archivi sportivi, si sono realizzati due interessanti progetti finalizzati al riordinamento e all’inventariazione, con schedatura informatizzata, degli archivi del Centro universitario sportivo (C U S) di Bari, istituito nel 1946 [foto n. 75], e dell’archivio privato di Giosuè Poli (1903-1968),atleta e presidente della Federazione nazionale di atletica leggera [foto nn. 76-77], entrambi dichiarati di notevole interesse storico a norma degli artt. 6 e 7 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali. L’attività della Soprintendenza ha reso così fruibile una grande mole di documenti e testimonianze di storia sportiva esistenti sul territorio regionale finora poco utilizzati persino da giornalisti e storici dello sport per le condizioni di difficoltosa accessibilità in cui versavano.