Gli archivi degli istituti scolastici, di ogni ordine e grado, sottoposti alla vigilanza della Soprintendenza, contribuiscono ad approfondire la storia dell’istruzione e della cultura attraverso lo studio dei verbali degli organi collegiali, dei registri di classe, dei fascicoli dei docenti e degli studenti e degli elaborati che, conservati a campionatura, consentono di ricostruire, indirizzi culturali, mentalità e valori di intere generazioni. “Nel corso dell’ultimo decennio, almeno a partire dalla direttiva con la quale il ministro Berlinguer conferì speciale importanza allo studio della storia del XX secolo e dall’istituzione del “Giorno della Memoria”, le iniziative delle scuole per la diffusione e la conservazione della memoria storica sono andate intensificandosi. Non sempre a queste iniziative è corrisposta una altrettanto significativa attenzione per la memoria propria di tali istituzioni, conservata nei loro archivi. Questi, in molte situazioni, restano in stato di disordine, quando non di abbandono e –nel caso, ad esempio, di accorpamenti di istituti, rischiano anche la vera e propria perdita della documentazione.” 1) Con queste considerazioni sulla situazione dello stato degli archivi scolastici in Italia iniziava recentemente in un convegno l’ intervento di Micaela Procaccia, ora soprintendente archivistico del Piemonte e della Valle d’Aosta, ma precedentemente e per un lungo periodo responsabile del Servizio tutela archivi vigilati presso la Direzione Generale per gli Archivi  e per questo fine conoscitrice a livello nazionale delle problematiche del patrimonio documentario delle scuole. La realtà pugliese non si differenzia eccessivamente da quella nazionale: accanto a situazioni rare e isolate di eccellenza nella conservazione e valorizzazione degli archivi scolastici, vi è una diffusa sciatteria soprattutto nei confronti della documentazione storica misconosciuta o peggio ignorata dagli stessi produttori, e per questo spesso a rischio di dispersione o di distruzione. Queste scarne note statistiche  sono frutto di un’intensa attività di vigilanza messa in campo a seguito delle disposizioni in materia di autonomia scolastica (D.P.R.275/1999), che conferendo personalità giuridica alle scuole già a gestione erariale, hanno esteso a tutte la natura di ente pubblico. Dopo un’azione di informazione, alla luce anche dell’entrata un vigore del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, circa gli obblighi nei confronti degli archivi scolastici, mediante una circolare  inviata a questi nuovi enti pubblici vigilati e anche a quelli che lo erano già da prima ( istituti tecnici e professionali ), si è avviato un processo di sensibilizzazione attraverso corsi di formazione destinati al personale amministrativo della scuola sulla gestione degli archivi cartacei e in via di informatizzazione. Successivamente si è  passati alla progettazione di indagini conoscitive del patrimonio documentario delle scuole di più antica fondazione, sollecitati soprattutto  dall’avvio dei piani di razionalizzazione della rete scolastica che prevedevano  soppressioni, fusioni e aggregazioni di istituti, con prevedibili ricadute negative sulla conservazione della documentazione. Il progetto di censimento degli archivi scolastici mirava principalmente al raggiungimento di due obiettivi: una conoscenza dettagliata della documentazione esistente presso gli istituti ( tipologie, estremi cronologici, quantità), dello stato di conservazione e di ordinamento per poter programmare interventi adeguati; in secondo luogo un coinvolgimento consapevole dei  protagonisti  operanti a vario titolo nelle scuole ( personale ATA e docenti), riguardo la tenuta e  la salvaguardia delle carte per promuoverne la fruibilità e la valorizzazione, finalizzata in primis  al recupero della propria identità culturale. La rilevazione, affidata dal 2005  ad archivisti liberi professionisti con fondi ministeriali  e non ancora conclusa per l’esiguità delle risorse finanziarie messe a disposizione negli anni successivi,  riguarda gli archivi delle scuole elementari di Bari e della sua provincia. Dal censimento degli archivi scolastici dei  comuni fin qui visitati, si è registrata una estrema varietà di situazioni,  ma anche una serie di problemi comuni. In primo luogo riguardo alla conservazione degli archivi storici si è evidenziata la difficoltà di tener separata la documentazione ultraquarantennale dalla restante: gli atti vengono generalmente conservati nello stesso ambiente, molto spesso mescolati e collocati disordinatamente su scaffalature e in armadi  inidonei  e obsoleti. Spesso si è constatata una molteplicità di criteri di archiviazione e un’approssimazione nella fascicolazione dovuta quasi certamente all’avvicendamento del personale di segreteria. Molto più grave è l’andazzo riscontrato dell’effettuare scarti non autorizzati dalla Soprintendenza Archivistica che si rammenta sono sanzionati secondo quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali (art.170) .L’attività di sensibilizzazione nei confronti dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi circa  la corretta tenuta e gestione degli archivi, ha prodotto i primi risultati: sono stati  già avviati  progetti pluriennali e autofinanziati  di formazione . Si tratta di corsi  tecnico-pratici di riordinamento tenuti da esperti,  propedeutici a futuri interventi di inventariazione da affidare ad  archivisti.   Per questa ragione dal 2009 per la prima volta si sono  accolte e trasmesse alla Direzione Generale degli Archivi per la concessione di contributi, le istanze di queste virtuose istituzioni scolastiche che , qualora ottenessero i fondi per l’inventariazione,  si sono impegnate  a cercare sponsor per la pubblicazione dell’inventario o a renderlo fruibile nel sito istituzionale.. Inutile dire infatti che  per nessun archivio  storico censito si è rinvenuto un elenco di consistenza e tanto meno un inventario, seppure previsto come obbligo di legge dal Codice succitato. Ma il vuoto forse più grave e di cui non si ha consapevolezza è quello della documentazione didattica, spesso sacrificata all’insufficienza di spazi,  prevalentemente occupati da documenti carichi di valenza giuridico-amministrativa  e contabile.Accanto ai compiti in classe delle scuole superiori di I e II grado, conservati a campione e alle  prove degli esami di stato si rinvengono, soprattutto nelle scuole primarie, sempre più sporadicamente e conservati fra pagine ingiallite di registri del primo Novecento elaborati d’esame di licenza.Talora affiorano da faldoni recanti la scarna dicitura di”accertamento della cultura”,  temi di una disarmante ingenuità e semplicità , scritti da giovani adulti che non avevano assolto l’obbligo scolastico entro il dodicesimo anno di età. Troppo poco per comprendere fino in fondo le prassi scolastiche in materia di prove scritte o come apprendevano gli alunni di una scuola che non c’è più.  Per l’ultimo ventennio è possibile rinvenire più spesso elaborati di esami di licenza, seppure anche questi conservati a campione. Mentre oggi sempre di più si conservano con orgoglio, in biblioteca e non in archivio, i  nuovi  quaderni della più evoluta didattica ( gli ipertesti) ,CD e DVD, che forse a causa della loro rapida obsolescenza , avranno, nella trasmissione ai posteri,  meno fortuna dei superstiti supporti cartacei. Comunque ad oggi ciò che appare più urgente come compito istituzionale è diffondere tra il personale tutto delle scuole  il convincimento che l’archivio non è un peso inutile e polveroso, ma un bene culturale e soprattutto una preziosa risorsa didattica da conservare, conoscere e far conoscere e tramandare. Va letta in questo senso la lettera- circolare a firma congiunta del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico regionale e del Soprintendente Archivistico per la Puglia inviata nel 2009 a tutte le scuole della regione.2).