Tratto da: Soprintendenza Archivistica per la Puglia, BetaGamma editrice, Viterbo, 2002

L’antica e capillare presenza istituzionale della Chiesa in Italia, protratta per secoli e radicata sul territorio, rende i suoi archivi depositari di larghissima parte della storia italiana che sarebbe vano voler ricostruire senza il loro fondamentale apporto. Gli archivi parrocchiali conservano fonti documentarie demografiche, registri anagrafici di battezzati, cresimati, matrimoni, morti e stati delle anime, a partire dal XVI secolo; la storia economica locale è ricostruibile dalle serie patrimoniali e contabili degli archivi capitolari; il contenzioso civile e criminale rimesso ai tribunali ecclesiastici, conservato negli archivi diocesani, rappresenta un’insostituibile fonte di notizie, oltre che sulla vita economica, amministrativa e giudiziaria, sui rapporti sociali ed economici, sulla mentalità, sugli usi e i costumi; delle popolazioni locali così anche le strutture materiali, gli edifici di culto, le cappelle, gli oratori, i luoghi pii, i monasteri e le suppellettili sacre, come la devozione e le pratiche religiose, sono indagate e registrate nella documentazione seriale diocesana delle visite pastorali. I fondi pergamenacei, sia capitolari sia diocesani, ci consentono di risalire assai indietro nel tempo con documenti datati a partire dai secoli IX e X. Nella regione ecclesiastica pugliese, costituita attualmente da diciannove circoscrizioni diocesane delle quali otto arcidiocesi e undici diocesi, sono stati dichiarati di notevole interesse storico trentuno archivi storici diocesani (ventitré dei quali conservano nella stessa sede gli archivi dei relativi capitoli cattedrali); sono stati inoltre dichiarati di notevole interesse storico sette archivi di capitoli cattedrali allogati in sedi distinte e circa una cinquantina di archivi di chiese matrici e parrocchiali. La valorizzazione degli archivi ecclesiastici mediante la predisposizione di strumenti di consultazione che li rendono fruibili è stata perseguita anche con la realizzazione di lavori archivistici condotti a cura del personale della stessa Soprintendenza quali tra gli altri il censimento degli archivi parrocchiali dell’Arcidiocesi di Bari, l’inventario della Basilica di S. Nicola di Bari e dell’archivio diocesano di Terlizzi. Il primo si riferisce ad un archivio dei più antichi, ricchi e completi della Puglia appartenente ad un’istituzione ecclesiastica della vita plurisecolare che ha operato come un attivo centro di organizzazione spirituale e politica della comunità ecclesiale e della società civile di Bari e di terra di Bari. Il secondo inventario è relativo al complesso archivistico della chiesa di Terlizzi pervenuto frammisto e frammentario, del quale sono stati ricostruiti i percorsi di produzione documentaria fino a ricomporre le serie originarie dell’archivio della chiesa cattedrale, già collegiata, distinto nel fondo capitolare e parrocchiale, e dell’archivio della curia vescovile già arcipretile. L’attività della Soprintendenza, si rivolge con pari attenzione sia ai detentori che ai fruitori degli archivi ecclesiastici supportando i primi nei compiti di gestione, rendendo agevole e proficuo l’accesso ai secondi. Con gli uni e gli altri la Soprintendenza collabora coinvolgendoli nell’utilizzo della metodologia archivistica, delle cognizioni tecnologiche nel campo della conservazione e dell’informatica applicata agli archivi e rendendoli partecipi dell’esperienza acquisita. In particolare, i detentori di archivi ecclesiastici vengono non solo informati della normativa di riferimento e della possibilità di produrre istanze per contributi a beneficio degli archivi, ma anche coadiuvati nella predisposizione delle stesse istanze e nella progettazione di interventi di riordinamento e di inventariazione. Nella fase di realizzazione di lavori archivistici finanziati dall’amministrazione statale la Soprintendenza presta la propria consulenza e direzione tecnica agli operatori professionalmente qualificati individuati dagli enti stessi con rapporto di convenzione. I fruitori, prendendo contatto con la Soprintendenza, al momento di compilare la richiesta di consultazione di archivi dichiarati di notevole interesse storico, hanno l’opportunità di prendere visione dei mezzi di ricerca conservati presso l’ufficio e di essere orientati nei percorsi d’indagine. Per quanto attiene alla tutela, già dal 1990 i procedimenti amministrativi istruiti dalla Soprintendenza hanno consentito di avviare al restauro, finanziato dall’amministrazione statale, della documentazione deteriorata appartenente ad archivi ecclesiastici dichiarati di notevole interesse storico. Dal 1994 il Servizio di conservazione e restauro istituito presso la medesima Soprintendenza predispone per il finanziamento statale piani annuali di progetti, preliminari ed esecutivi, delle occorrenze di restauro degli stessi archivi. Il Testo unico sui beni culturali (decreto legislat.n.490/1999) all’art.37 dà la facoltà al Ministero di provvedere direttamente nel caso di interventi necessari ad assicurare la conservazione e impedire il deterioramento, disponendo, all’art. 41, che l’onere della spesa possa essere sostenuto dallo Stato, in tutto o in parte, limitatamente ad interventi di particolare interesse su beni in uso o in godimento pubblico; tra questi ultimi, per i commi 3 e 4 dello stesso articolo, possono essere compresi gli archivi storici di enti ecclesiastici. Il principio di cooperazione tra Stato e Chiesa nella gestione dei beni culturali, stabilito sulla base di intese a partire dalla revisione concordataria del 18 febbraio 1984, da ultimo recepito nel D.P.R. n.189/2000, trova concreta espressione nella concertazione delle iniziative e dei cofinanziamenti. Sulla base della esperienza di efficace collaborazione con gli archivi ecclesiastici, già a partire dal 1998 è stato avviato uno specifico progetto denominato «Pergamo», finalizzato alla costituzione di un archivio digitale dei fondi pergamenacei riprodotti su supporto ottico con schedatura informatica. La salvaguardia della memoria storica, la possibilità della consultazione sostitutiva e l’agevolazione dell’accesso ad una più ampia utenza sono i risultati perseguiti dal progetto che, per la tecnologia informatica che utilizza presenta, connaturata allo strumento, l’utilità aggiuntiva della possibilità di gestione di una grande banca dati.