Tratto da: Soprintendenza Archivistica per la Puglia, BetaGamma editrice, Viterbo, 2002

L’attività di tutela e valorizzazione degli archivi tra i più interessanti per la storia sociale delle comunità pugliesi si è concentrata, in particolare, sugli archivi delle opere pie dislocate capillarmente, sul territorio regionale; in ogni comune, infatti, agiscono uno o più enti di assistenza e beneficenza che si occupano dell’infanzia, degli anziani e dei bisognosi in genere. In questi ultimi anni tale attività si è accentuata nei confronti di quegli enti che hanno fatto richiesta alla Regione di «depubblicizzazione», di cambiare, cioè, la loro natura giuridica da pubblica a privata (D.P.C.M. 16 febbraio 1990).  Per ovviare al rischio di dispersione della documentazione che potrebbe determinarsi a seguito di questo cambiamento giuridico, si è promosso in tutta la regione un censimento degli archivi di tali enti. Il rilevamento dei dati, effettuato nel modo più puntuale possibile, è finalizzato ad assicurare una maggior tutela ed una più facile fruibilità degli archivi che, a seguito, appunto della privatizzazione, saranno ereditati e gestiti da enti privati. Il censimento ha riguardato, in particolare, gli archivi di orfanotrofi, conservatori, asili infantili,[foto nn- 63-64] ricoveri di mendicità, monti di pietà, monti frumentari, istituti educativi, quali licei e scuole professionali, alcuni dei quali con documentazione risalente anche al secolo XV. Un esempio di questa tipologia di archivi è rappresentata dal Monte di Pietà di Barletta, [foto nn. 65-66]che conserva, fra l’altro, la documentazione proveniente da un antico convento dei padri Serviti cui era annessa la chiesa di Santa Maria della Croce, ora non più esistente . Su questo importante archivio si è tenuta nel maggio del 1999, a Barletta, una mostra documentaria dal titolo Dall’antica chiesa di S. Maria della Croce (XVI sec.) alla nuova parrocchia di S. Giovanni Apostolo. Per assicurare la tutela e la fruizione di questi archivi, la Soprintendenza si avvale anche dell’opera di studenti dell’Università o della Scuola di archivistica dell’Archivio di Stato di Bari che, nel corso di stages formativi, guidati dal funzionario responsabile del settore, realizzano preziosi lavori di schedatura e, ove possibile, di riordinamento della documentazione. Particolare cura è stata rivolta agli archivi degli ECA (Enti comunali di assistenza e beneficenza) che avendo ereditato le competenze, e quindi le carte, di antiche istituzioni risalenti anche alla prima età moderna, risultano molto interessanti per la storia sociale. Soppressi col DPR 616/77, gli archivi di tali enti sono stati versati negli Archivi di Stato competenti per territorio, così come gli archivi di quelle Opere pie, che non essendo più in grado di perseguire gli scopi statutari, non svolgono ormai nessuna attività. L’azione della Soprintendenza si rivolge anche agli archivi degli enti di più recente costituzione, ma di uguale importanza storica quali, per esempio, dell’Associazione nazionale famiglie di caduti e dispersi in guerra, dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, delle Società di mutuo soccorso, dell’Opera nazionale maternità infanzia, dell’Istituto nazionale delle assicurazioni, del Servizio per i contributi agricoli unificati, dell’Istituto nazionale previdenza sociale, dell’Istituto nazionale assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e dell’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti della amministrazione pubblica, con lo scopo di garantirne un’idonea conservazione e una maggiore fruibilità.