Nei primi anni ‘80, il Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Puglia programmò il recupero e la rifunzionalizzazione di alcuni complessi edilizi di proprietà demaniale siti nel Centro storico di Bari, individuando gli isolati che per il degrado e l’abbandono subiti si presentavano fatiscenti e comunque pericolanti. Tale situazione aveva comportato la chiusura al traffico delle strade limitrofe, determinando nel tessuto edilizio ampi “vuoti“ urbani che di fatto rendevano inutilizzabile una parte significativa della città antica. Furono, in tal modo, individuati gli isolati 35, 47, 48 e 56, il cui progetto di recupero fu finanziato con fondi F.I.O. Dopo la messa in sicurezza ed agibilità di tali isolati si procedette ad un accurato rilievo che portò ad una prima lettura storico-architettonica, con l’individuazione di elementi architettonici e strutturali medievali, torri dell’XI-XII secolo, resti archeologici di grande interesse anche in relazione ad una più precisa definizione della storia della città e del suo sviluppo: detti elementi, di grande importanza per la definizione del progetto, hanno poi avuto conferma e maggiore specificazione nel prosieguo. Definite le nuove destinazioni, si diede inizio al primo lotto di lavori, che portò al completo recupero dell’isolato 35 (destinato a Caserma della Guardia di Finanza) e alle prime opere di “liberazione” da detriti e strutture fatiscenti e consolidamenti per gli isolati 47-48 e 56 [ foto nn.25-26]. Il successivo progetto esecutivo del 1995, finanziato con fondi del Ministero dei LL.PP., ha permesso il completamento e definitivo recupero dei restanti tre isolati: il 47 destinato a mediateca e centro di documentazione del Politecnico di Bari, il 48 sede del Centro operativo per l’archeologia di Bari e il 56 sede della Soprintendenza archivistica per la Puglia [foto nn. 27-28-29-30-31-32-33]. I lavori di recupero dell’isolato 56 hanno confermato che il complesso edilizio è stato il risultato dell’aggregazione di più fabbriche, integrata in un unico “palazzo” di estese dimensioni, successivamente (a cominciare dall’ottocento) parcellizzato in seguito a trasformazioni e superfetazioni che hanno reso non immediatamente percepibile le originali volumetrie [foto nn. 34-35-36].