A partire dai primi anni del XIX secolo “la proprietà”, che aveva rappresentato il prestigio e la solidità economica raggiunti dalla famiglia Sagges nel corso del secolo precedente, viene via via venduta, probabilmente a causa dei numerosi debiti contratti dallo stesso Giovanni per la ristrutturazione, sul finire del Settecento, della casa palatiata. Alla sua morte, avvenuta prematuramente, la vedova Isabella, tutrice dell’unico figlio minore Teodoro, è costretta ad affittare e ad alienare buona parte del palazzo per far fronte alle sopraggiunte difficoltà economiche. Nel 1820 Teodoro, “gentiluomo proprietario nativo e domiciliato in strada Sagges” conserva solamente le “camere di sua abitazione di primo piano della casa … della quale trovasi averne nella maggior parte disfatto”. Intanto si registra, agli inizi del XIX secolo, un mutamento del tessuto sociale nella Città vecchia. La richiesta dei ceti più abbienti di costruire nuovi quartieri fuori le antiche mura per ovviare alle precarie condizioni sanitarie abitative del vecchio borgo, favorisce la nascita, a cominciare dal Decennio francese, del Borgo Murattiano, che viene progettato come “quartiere complementare e di naturale espansione del preesistente nucleo cittadino”. Il nuovo quartiere è destinato a diventare ben presto “il centro più importante della città”, dove andranno ad abitare le famiglie più rappresentative della media e alta borghesia. Nel centro antico rimangono in prevalenza i ceti subalterni che, per effetto della loro attività economica, basata sul commercio di deposito e transito delle merci, acquistano singoli locali o «camere» dei vecchi palazzi dismessi dagli antichi proprietari, adattandoli a case magazzino. Si aggrava, in tal modo, il fenomeno della sovrappopolazione del Centro antico e della coabitazione di più nuclei familiari in unità abitative anguste. A tale destino non si sottrae il palazzo dei Sagges. Uno degli ultimi discendenti della famiglia, Teodoro, ai primi del XX secolo, lascia Bari con la sua famiglia per trasferirsi a Gioia del Colle dove eserciterà la professione di notaio [foto n.19]. Nel 1927, infine, l’unico figlio maschio ed erede di Teodoro e Rosa Positano, Giovanni, che nel 1922 aveva ereditato ciò che era rimasto della “proprietà” in Bari, ossia “le tre stanze di primo piano di antichissima costruzione tutto puntellato formante parte dell’antico Palazzo Sagges”, vende “il fabbricato ormai tutto cadente da abbattersi e ricostruirsi” [foto nn. 20-21].