Il 5 marzo del 1701, con atto del notaio Onofrio Pascarito, “don Pietro Sage, regio casciero delle entrate e gabelle della città di Bari”, compra per duemilatrecento ducati la “casa palatiata di proprietà delli signori Martinez” consistente in “sala grande, cinque camere, uno camerino con cucina attaccata a detto camerino, scoverto, scala di pietra con ferrate di ferro, piscina d’oglio, cortiglio, et membri superiori et inferiori, una con il fornello di sotto e jus di quello tale quale ha spettato e spetta a detta casa”. Poche sono le notizie sulla provenienza di Pietro Sage o Sagges. Negli atti notarili del XVIII secolo è citato come “civitatis Salins incola, in contea de Borgogna”. Sposatosi con Chiara Alix, sua conterranea, nel 1677 a Napoli, dove nasce anche il primogenito Giovanni, egli risulta “commorante e accasato in questa città di Bari” sul finire del XVII secolo. La sua famiglia si accresce con la nascita dei figli Carlo, Simone, Giuseppe e Nicola, destinati tutti all’abito talare o al chiostro. Pietro ricopre la carica di regio cassiere, prima a Bari, dal 1693 ai primi del XVIII secolo, poi a Bitonto, dal 1708 al 1711, dove si trasferisce quando è “amosso dall’officio di Bari”, come egli stesso dichiara nel suo testamento del 1714. Nel 1708, in età ormai avanzata, sposa in seconde nozze la barese Grazia Matino, “giovane d’anni”, che gli darà altri figli, che moriranno però prematuramente. Il “regio casciero” Pietro Sagge è un uomo di potere che costruisce la sua ascesa nella società barese accumulando capitali con i cospicui profitti delle esazioni delle entrate fiscali che investe, poi, nell’acquisto di beni immobili in Bari. Tra questi, “la casa della Torretta”, adiacente alla casa palatiata, che Pietro comprerà qualche tempo dopo dagli stessi fratelli Martinez, oltre a diversi vigneti e terre coltivate “con torre, palmento, piscine, giardino d’agrumi, cortili”, siti nei territori di Bari, Carbonara e Triggiano. Lo stesso presta denaro a censo a molte famiglie baresi indebitate; ne riscuote poi i crediti con “durezza e senza misericordia”. Non è da escludere che l’uccisione del figlio primogenito Giovanni, avvenuta nel 1712, sicuramente per rancori o vendette trasversali, sia da mettere in relazione a questa lucrosa attività di Pietro. A tale proposito, negli atti processuali conservati nell’archivio della Basilica di San Nicola [foto n.15] i fratelli Domenico e Saverio, esponenti della nobile famiglia barese dei Simi, sono individuati come gli esecutori materiali dell’aggressione mortale a Giovanni, avvenuta nel tratto di strada “sotto l’arco che è tra la casa Simi e Sagge” [foto n.16]. A metà del XVIII secolo la posizione della famiglia Sagges, nel contesto sociale barese, appare consolidata sia per alleanze matrimoniali strette con famiglie benestanti cittadine, quali gli Zonelli e gli Ordugno, sia per la politica patrimoniale perseguita, tutta tesa a concentrare e a mantenere nelle mani del primogenito maschio “del casato, linea et famiglia Sagges”, la proprietà del palazzo. La consacrazione del prestigio sociale per la famiglia giunge con la concessione a Pietro juniore, nel 1749, del titolo di patrizio di Bari e con l’aggregazione, “per il solo governo”, alla Piazza nobile cittadina con il godimento delle immunità, esenzioni, privilegi spettanti [foto n.17]. I suoi discendenti [foto n.18] vivranno “nobilmente” e stringeranno successivamente rapporti di parentela con famiglie di alto rango, come Giovanni, figlio primogenito di Pietro juniore, che sposerà nel 1780 Isabella figlia di Teodoro de Marteau, di nazionalità spagnola, barone di Rossendal e governatore del regio Castello di Bari. La ricchezza materiale raggiunta dai Sagges consente una ricaduta, in termini di prestigio, e sono le dimore, gli arredi, la servitù, gli abiti, i gioielli ad assorbire una quota considerevole di tale ricchezza. Il palazzo, dotato di salone, camere riccamente arredate, con volte ornate da pitture murali e quadri come è documentato nell’inventario del mobilio di casa redatto nel 1768, è fatto oggetto di cure costanti, diventando il simbolo dell’unità della famiglia.