Le indagini archivistiche finora condotte sebbene non hanno consentito di risalire ai tempi della primitiva edificazione della casa palatiata e ai successivi modi di aggregazione dei diversi corpi di fabbrica adiacenti (case torri), hanno tuttavia messo in evidenza le trasformazioni della stessa, a partire dal XVIII secolo in concomitanza dei passaggi di proprietà e delle modificate destinazioni d’uso. La prima notizia sull’esistenza della nostra casa palatiata è stata rinvenuta in un atto notarile del 1599, in cui si afferma che Giovanni Donato Calderone possiede le case che furono un tempo di Annibale de Rossi ascritto alla Piazza dei nobili di Bari. Lo stesso Giovanni Donato Calderone che «vive di sue robbe» è iscritto poi nel Liber Aprecii bonorum seu catasto di Bari del 1598-99, come proprietario di una «casa grande posta nel vicinato di Santa Maria del Sannace”. Da un atto notarile del 1647 apprendiamo, inoltre, che la casa del quondam Giovanni Donato Calderone è, all’epoca, di proprietà di Giuseppe Martinez che la deteneva già dal 1630, come risulta dal testamento di Pirro Chiesa, proprietario di una casa confinante. Quella dei Martinez è una nobile famiglia spagnola, originaria di Valenza, giunta a Bari probabilmente nella seconda metà del XVI secolo, quando, alla morte della Regina Bona Sforza, la città ritorna in demanio spagnolo. L’età spagnola”, certamente non delle più prospere e felici per Bari, è caratterizzata, tra l’altro, dalla forte ingerenza della monarchia e dei suoi ufficiali inviati nell’Università demaniale a disciplinare i particolarismi dei gruppi sociali locali e ad avviare un processo di centralizzazione. In questa azione politico-amministrativa va inquadrata l’attività di Joan Martinez, “Regio Auditore della Terra di Bari” ed estensore dello Statuto concesso all’Università barese nel 1564. Un altro Martinez, Martino, ricopre nel 1577 la carica di alguzerius, ossia collaboratore del mastrodatti, e poi intorno al 1580 quella di “carceriero”. Nel 1599 Martino, con la sua famiglia, composta dalla moglie Sabella e da due nipoti Giuseppe e Vincenza, abita in una casa di sua proprietà posta «in loco detto l’Arco di Paolo Tolosa» confinante con la casa di Ferrante Lamberta. Questa è la prima traccia della residenza in Bari della famiglia, in un vicinio assai prossimo a quello di Santa Maria de iure Ioannaci. Nel XVII secolo questa famiglia di ufficiali regi acquista lustro ed importanza. Giuseppe, nipote del capostipite Martino e “credenziero della Regia dogana”, investe i suoi capitali nell’acquisto della casa che fu di Giovanni Donato Calderone. L’integrazione nelle élites cittadine giunge poi nel 1636 con la sua aggregazione alla Piazza del Popolo primario. Il suggello di tale radicamento nella realtà cittadina è colto da Francesco Lombardi nel suo manoscritto, Ritratto del Regimento della Università di Bari, in cui ricorda l’edificazione della cappella gentilizia dei Martinez, da parte di Giuseppe, nel 1639 nelle chiesa di San Domenico “colla sua sepoltura sopra della quale si vede l’arma di detta casa”. Il matrimonio, poi, di una delle sue figlie, Giustina, con il nobile Antonio Effrem è un ulteriore segnale dell’avanzamento dei Martinez nella scala sociale cittadina. Uno dei figli di Giuseppe, Francesco si sposa nel 1649 con Teresa Serrano da cui ha due figli: Giulia Antonia, divenuta poi monaca di S. Chiara, e Giuseppe Antonio. Francesco diviene “affittatore delle gabelle” nel feudo di Sannicandro di proprietà del Capitolo della Basilica di San Nicola. Alessandro, fratello di Francesco, divenuto canonico della Real Chiesa di San Nicola, è per molti anni amministratore di quei beni capitolari. A lui si deve la costituzione di un ingente patrimonio costituito –come riportato negli atti notarili- da “case con soprani e sottani, magazeni, cantine di vino, bothega seu consaria siti in Bari, e masserie, terre e vigne con torri, cortigli e palmenti” posti nel territorio della stessa città, acquistati prevalentemente da famiglie in gravi difficoltà economiche, alle quali concedeva spesso prestiti. Tali proprietà che costituiscono una congrua rendita, sono donate, con atti notarili del 1673 e 1677, al suo unico nipote maschio, Giuseppe Antonio, “che intende prendere in affitto il partito delle gabelle della città di Bari”, ufficio che ricoprirà dal 1673 al 1681. Tra i suoi beni, Alessandro dona al nipote anche la casa palatiata sita dentro Bari “alla strada detta di Santa Maria de Iuris Ioannaci con diversi membri superiori e inferiori, due piscine d’oglio, diversi magazzeni, un forno da cocer pane et altri membri et comodità… di valore di ducati tremila incirca” pervenutagli in eredità. Giuseppe Antonio riveste altre cariche pubbliche in Bari: nel 1679 è nominato, per la Piazza del Popolo primario, capitano di squadra per la custodia e la guardia della città e, qualche mese più tardi, è eletto sindaco della stessa Piazza. Alla sua morte i figli, Francesco, Tommaso e Teresa, ereditano la casa palatiata insieme all’altro corpo di fabbrica contiguo, citato nelle fonti documentarie come “la casa detta la torretta”. Gli eredi mantengono indivisa la proprietà, fino a quando, sorte delle divergenze tra i tre, decidono di venderla. In realtà la casa viene venduta per far fronte ai debiti, gravanti sulla stessa, contratti dal loro prozio Alessandro e che nemmeno le rendite dell’affitto di essa riuscivano a soddisfare.