Palazzo Sagges, sede della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia e della Basilicata, è ubicato nelle vicinanze della chiesa Cattedrale e della perduta sinagoga, in un vicinio dell'antico abitato barese, prossimo alle mura, detto Santa Maria de Kiri Iohannaci. Nelle fonti più antiche la città di Bari risulta suddivisa in vicinia, che prendono il nome talora da un dato topografico, altre volte da quello di un santo o da quello di una famiglia notabile intorno alla quale si aggregavano cittadini della medesima etnia e dello stesso status sociale. Antonio Beatillo, nella sua Historia di Bari principal città della Puglia, attribuisce alle nobili famiglie di origine bizantina, non solo la costruzione, nella città, di grandi abitazioni "con alcune torri molto alte,…poste in isola cioè divise con publiche strade all'intorno dagli edificij del resto de' cittadini" ma anche la fondazione di chiese all'interno del proprio vicinio.
Il toponimo del sito, deriva, per l'appunto, dall'intitolazione di una chiesa fatta edificare dai signori Ioannaci, d'origine bizantina, trasferitisi a Bari e imparentatisi con i Dotalttula. Il sacro edificio che è già citato in un documento pergamenaceo conservato nell'archivio del Capitolo metropolitano di Bari del 1183, risulta restaurato ripetute volte nel corso dei secoli.
Il Beatillo riferisce ancora, che la chiesa, chiamata "con qualche corruttela, Santa Maria di iursannaci e hora Santa Maria di Sannaci", nel primo Seicento non dispone più del "suo be
l chiostro". Dal 1675 la chiesa di Santa Maria del Sannace ospita temporaneamente i Teatini, prima che questi si trasferiscano nella chiesa di San Gaetano.
Nello stesso periodo la chiesa, con il rione, comincia ad essere denominata "Santa Maria del Sannace seu San Giuseppe," intitolazione quest'ultima riferibile ad una congrega omonima subentrata ai Teatini ed elevata ad Arciconfraternita sul finire del XVIII secolo. Ad essa si deve probabilmente la riedificazione, sul suolo dell'antico tempio, dell'attuale chiesa dedicata al Santo Patriarca.
Nella Platea dei Minori conventuali di Bari, databile alla prima metà del XVIII secolo in cui viene riportata la "notizia delli nomi antichi e moderni delle strade di questa città di Bari", il nostro vicinato è individuato come: "la corta dello Sannace, oggi vicino a San Giuseppe".
Già dalla fine del XVII secolo si avverte l'esigenza di identificare inequivocabilmente le aree corrispondenti alle singole proprietà, e in numerosi atti notarili coevi il palazzo viene identificato come " la casa palatiata, con i suoi confini sita e posta nella strada dei Martinez circum circa la strada di San Giuseppe ". Ancora nel Settecento non si riscontra la codificazione dei toponimi tant'è che, in un atto notarile del 1701 e, in seguito nel Catasto onciario di Bari del 1753, la stessa casa palatiata è collocata "nella strada detta di San Simeone".
Questo ennesimo toponimo del sito deriva dalla titolatura di una chiesa, documentata già dal 1119, vicina a quella di San Bartolomeo de Muro, e la cui edificazione è da attribuire alla nobile famiglia Elia, di origine bizantina anch'essa come gli Ioannaci. In un inedito atto notarile del 1710 si precisa che "nella strada detta di San Simeone seu la torretta", vi è " la chiesa diruta di esso Santo ".
Alla fine del Settecento, a causa di una crescita smisurata e disordinata dell'attività edilizia nella Città antica, si avverte l'esigenza di edificare un nuovo borgo fuori le mura, la cui costruzione viene avviata di fatto nel Decennio francese.
Nel 1836, finalmente viene superata l'incertezza sui toponimi a seguito di una deliberazione dei decurioni di Bari che decidono di far "apporre i numeri alla parete degli edifici nella città vecchia e nel borgo e le epigrafi alle strade dell'uno e dell'altra".
Da quel momento in poi, la via prende il nome di "Strada Sagges" dalla famiglia patrizia proprietaria della nostra casa palatiata dal 1701 al 1927.